mercoledì 15 gennaio 2014

Diritto al cognome materno: cosa cambia in Italia dopo la Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo?


Nel corso dell’ultima settimana la notizia della Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in tema di diritto al cognome materno e del conseguente Disegno di Legge italiano, ha fatto il giro del web.
Proviamo a fare un po’ di chiarezza su quel che effettivamente è accaduto e su quel che potrebbe andare a modificarsi nel nostro ordinamento.
I fatti: una coppia di coniugi milanesi, Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, cui lo Stato italiano ha impedito di registrare all'anagrafe la figlia Maddalena con il cognome materno in luogo di quello paterno, decide di fare ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
I giudici della Corte, nel pronunciarsi sulla vicenda, condannano l'Italia per avere violato il diritto di non discriminazione tra i coniugi in congiunzione con quello al rispetto della vita familiare e privata.


Nello specifico la Corte sostiene che uno stato, l’Italia in questo caso, può decidere che venga trasmesso solo il cognome paterno, ma tale regola non può e non deve essere vincolante. E’ l'inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell'iscrizione all'anagrafe di un nuovo nato ad essere eccessivamente rigida e discriminatoria, mettendo l’Italia in una posizione di irregolarità rispetto ai diritti sanciti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, in particolare agli articoli 8 (diritto al rispetto per la privacy della vita di famiglia) e 14 (che proibisce le discriminazioni).
L’Italia dovrà perciò adottare riforme legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata.

L’invito viene accolto prontamente dal presidente del Consiglio Enrico Letta che in serata ha commentato su Twitter.

In tempi record, con comunicato n. 44 del 10 gennaio 2014, la Presidenza del Consiglio dei Ministri informa che il Consiglio dei Ministri <<ha approvato, su proposta del Presidente, Enrico Letta, e dei ministri della Giustizia, Annamaria Cancellieri, degli Affari Esteri, Emma Bonino e del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enrico Giovannini, un disegno di legge contenente disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli. Il testo dà piena attuazione alla sentenza della Corte Europea di Strasburgo e prevede l’obbligo per l’ufficiale di stato civile della iscrizione all’atto di nascita del cognome materno in caso di accordo tra entrambi genitori.>>
I dettagli del DDL non sono ancora chiari: per il momento le sole certezze riguardano l’applicabilità delle nuove disposizioni ai figli legittimi, naturali ed adottivi, la necessità dell’accordo di entrambi i genitori per ogni tipo di scelta e la non retroattività della nuova disciplina.

Tuttavia, nel dare piena attuazione alla sentenza della Corte europea inerente al cognome materno, il Consiglio dei ministri ha rilevato che la complessa materia presenta ulteriori profili che, oltre ad essere ovviamente aperti al dibattito parlamentare, saranno, in sede governativa, approfonditi da un gruppo di lavoro presso la Presidenza del Consiglio, con la partecipazione dei rappresentanti dell’Interno, degli Affari esteri, della Giustizia e delle Pari Opportunità.

Queste ulteriori discussioni serviranno a precisare alcuni aspetti decisamente ambigui del DDL, quali ad esempio: il problema dei cognomi diversi tra fratelli (una cosa che potrebbe facilmente accadere qualora il DDL entrasse in vigore così com’è formulato ora) e la regolamentazione dei doppi cognomi per evitare che i figli di chi ha un doppio cognome possano ritrovarsi, dopo una o due generazioni, con tripli o quadrupli cognomi (sembrerebbe però a tal riguardo che il governo abbia fatto nelle ultime ore un dietrofront, eliminando la possibilità del doppio cognome).

Aperto e forte il dibattito sulla effettiva necessità di una modifica ad una consuetudine, quale è quella del cognome paterno, tanto radicata nel nostro ordinamento.

Modifica che, a parere di chi scrive,  se il DDL entrasse in vigore senza modifiche, non sarebbe poi così radicale come vuol sembrare. Il cognome del padre continuerebbe ad essere attribuito in modo automatico (anche se i genitori non sono d’accordo tra loro), mentre per dare il cognome della madre servirebbe una richiesta esplicita e una dichiarazione di assenso da parte di entrambi i genitori. A beneficiare di tali novità saranno quindi quelle famiglie in cui i due genitori di comune accordo dovessero decidere di dare ai propri figli il cognome materno.
Ma cosa succederebbe in caso di disaccordo?

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