domenica 29 giugno 2014

IL MANTENIMENTO DEI FIGLI MAGGIORENNI

Al riguardo l’art. 337septies del Codice Civile testualmente riferisce che <<il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all'avente diritto>>.
E’ di qualche giorno fa la pronuncia della Corte d’Appello di Catania (sent. N. 571/2014) che ha fatto il giro del web destando non poco stupore tra i più.
Il figlio ventiquattrenne rifiuta un’offerta di lavoro proveniente da un call center, probabilmente ritenendola svilente e non adatta al percorso di studi effettuato, ritenendo invece più dignitoso richiedere al Giudice che voglia ripristinare l’obbligo di mantenimento a carico del genitore.
Sia il Tribunale, sia la Corte d’Appello però respingono il ricorso del giovane, sostenendo che, il rifiuto di lavorare in un call center, anche se a tempo determinato, non possa ritenersi giustificato andando quindi ad integrare il requisito della inerzia colpevole”.

V’è da dire che la Giurisprudenza sull’argomento è da sempre stata fondamentalmente unanime, ritenendo che la sussistenza o meno dell’obbligo di mantenimento del genitore nei confronti dei figli maggiorenni debba ritenersi ancorata al raggiungimento della autosufficienza economica da parte di questi ultimi, ovvero (e questo è il punto focale) alla circostanza per cui il mancato conseguimento dell’indipendenza economica sia riconducibile a colpa.

Ma cosa intende la giurisprudenza parlando di “colpa”?
In buona sostanza la mancanza di indipendenza economica del figlio non deve essere causata dalla inerzia dello stesso, né dalla mancanza di impegno nel ricercare un lavoro o nell’impegnarsi negli studi (Cass. Civ. 11020/2013).

Quindi, alla luce dell’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, si può affermare che l’obbligo di mantenimento per il figlio maggiorenne viene meno per il genitore onerato non solo quando il figlio abbia conseguito l’autonomia economica, ma anche quando, pur essendo stato messo nelle condizione di farlo, lo stesso, per sua inerzia o pigrizia, non abbia saputo o voluto, per scelta consapevole o per colpa, conseguirla (Cass. n. 24018 del 2008, Cass. n. 8221 del 2006, Cass. n. 11891 del 2006).


Avv. Roberta Mangiarotti
Centro Familia Melegnano

www.centrofamilia.it





Nessun commento:

Posta un commento