martedì 10 febbraio 2015

FINE DELLA CONVIVENZA: LA CASA FAMILIARE A CHI RESTA?

La convivenza more uxorio, o la famiglia di fatto, oggi ha una rilevanza sociale enorme, tanto che, anche dal punto di vista giuridico, si è reso necessario prevedere delle norme e dei principi che la regolino.
Così come sono sempre più frequenti le coppie che decidono di fondare la loro famiglia sulla base di una convivenza piuttosto che di un matrimonio, conseguentemente sono sempre più in aumento gli scioglimenti delle coppie di fatto.
 
Alla fine di un matrimonio, proprio come avviene nelle famiglie di fatto in cui non vi è nessun tipo di matrimonio alla base, uno degli aspetti più controversi riguarda il diritto di abitazione della casa familiare.
Però, mentre per le coppie sposate il diritto all’assegnazione della casa familiare (c.d. diritto di abitazione) è regolato in modo specifico e, di conseguenza sono stati studiati tutti gli aspetti che lo riguardano, lo stesso non può certamente dirsi per le coppie che non abbiano fondato la propria unione sul matrimonio.
Analizziamo le varie possibilità:
1) E' possibile che entrambi i conviventi siano comproprietari dell'immobile ed in tal caso si è in presenza di una mera comunione:

- convivenza con figli:

Nel caso in cui vi fossero figli, in ogni caso, l’abitazione potrà essere assegnata a uno dei due genitori proprietario, solo ed esclusivamente nell’interesse della prole.

 
- convivenza senza figli:

Alla fine della convivenza, in presenza di una casa in comproprietà di entrambi i conviventi si potrà procedere allo scioglimento della comunione mediante i modi tipici previsti dal nostro codice, ossia, divisione del bene, se fattibile, oppure vendita del bene a terzi o vendita di una quota del bene ad uno dei due conviventi.
 
2) L'immobile potrebbe essere di proprietà di uno solo dei due conviventi e l'altro essere solo "ospitato" nell'abitazione, la situazione così come prospettata potrebbe rientrare nell'istituto giuridico del comodato.
- convivenza con figli:
Laddove, invece vi siano figli, come già detto, la casa familiare potrà anche essere assegnata al genitore non proprietario che la abiterà con la prole.
La sorte della casa familiare in presenza di una famiglia di fatto con figli è stata espressamente regolata dal combinato disposto degli artt. 337 bis c.c. e 337 sexies c.c.  “in caso di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili del matrimonio, nullità del matrimonio e nei procedimenti relativi ai figli nati fuori dal matrimonio si applicano le disposizioni del presente capo e del successivo art 337 sexies c.c. il quale dispone che “il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli.”
In poche parole in materia di assegnazione della casa familiare i figli nati fuori dal matrimonio sono equiparati a quelli nati in costanza di matrimonio.

 

- convivenza senza figli:

E’ bene precisare che in caso non vi siano figli nati dalla convivenza, il convivente non proprietario non può vantare nessun diritto di abitazione sull’immobile. Ha in ogni caso diritto, in ragione della convivenza trascorsa e dell’impegno morale ed economico apportato alla casa familiare durante la convivenza, ad essere in messo in condizione di organizzare il suo trasferimento presso altro immobile. Deve, pertanto, essergli lasciato il tempo necessario per lasciare la casa familiare in modo da non arrecargli danno. (Cass. Civ.n. 7214/2013)

 
Rileva pertanto evidenziare come, in tema di casa familiare, le uniche sostanziali differenze tra la famiglia fondata sul matrimonio e quella di fatto si trovino nei soli casi in cui si parli di coppie conviventi e senza figli.


Dott.ssa Stefania Moretti
Centro Familia
www.centrofamilia.it

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