martedì 24 marzo 2015

GLI OBBLIGHI ALIMENTARI

Sentiamo spesso parlare di “diritto agli alimenti”, piuttosto che di “diritto al mantenimento”. Il più delle volte i due termini vengono utilizzati, erroneamente, senza fare distinzione tra l’uno e l’altro.
Cerchiamo di fare chiarezza sul punto. Prima di andare a scoprire quali siano le effettive differenze tra le due terminologie, proviamo a spiegare brevemente cosa effettivamente sono gli obblighi alimentari.

Ai sensi degli artt. 433 e ss del Codice Civile, consistono nella obbligazione di prestare un aiuto economico alla persona che versa in stato di bisogno, da parte di chi vi è legato da particolari vincoli di parentela.
Gli obblighi alimentari trovano quindi il loro fondamento nella solidarietà derivante (o che dovrebbe derivare) dall’appartenere al medesimo nucleo familiare.
 
Quali sono quindi i PRESUPPOSTI affinché il diritto agli alimenti possa sorgere?
1)    Che un soggetto venga a trovarsi in stato di bisogno
2)    Che un altro soggetto – a lui legato da particolari vincoli familiari – si trovi in condizioni economiche da poter provvedere al bisognoso.
Ma quando, nello specifico, sussiste lo stato di bisogno?
Quando la persona non ha redditi sufficienti a soddisfare i propri bisogni fondamentali di vita (tali da garantire un tenore di vita dignitoso: vitto, alloggio, vestiario, cure mediche, trasporto), né può procurarseli svolgendo attività lavorativa, né ha beni da alienare per poter utilizzare a detto scopo il ricavato.  
L’obbligazione alimentare sorge, peraltro, a prescindere dalla imputabilità dello stato di bisogno a dolo o colpa della persona in difficoltà. Ossia, il bisognoso può benissimo trovarsi senza redditi di alcun tipo a causa propria, senza che per questo venga meno l’obbligo gravante sui di lui familiari di prestargli assistenza alimentare.
Il legislatore, in altre parole, attribuisce valore all’elemento oggettivo dello stato di bisogno, senza considerare colpe al riguardo.
La valutazione morale rileva per la legge in un momento successivo: il legislatore ammette infatti la riduzione dell’assegno alimentare in considerazione della condotta disordinata e riprovevole del bisognoso (es: alcol, gioco, sostanze stupefacenti…).
QUALI SONO I SOGGETTI OBBLIGATI?
La legge indica in maniera tassativa ed in ordine progressivo i soggetti tenuti a prestare gli alimenti, l’obbligato di grado anteriore libera quello di grado posteriore:
1)    Il donatario (nella misura della donazione ricevuta)
2)    Il coniuge (anche se separati)
3)    I figli (anche adottivi)
4)    I discendenti
5)    L’adottante
6)    I genitori
7)    Gli ascendenti
8)    Generi e nuore
9)    Suoceri
10)   Fratelli
 
Desta non poche perplessità da sempre, il fatto che suoceri, generi e nuore debbano intervenire per legge prima dei fratelli. Detto obbligo trae origine dalla valutazione sociale, tradizionalmente consolidata, secondo cui l’ingresso nella nuova famiglia crei un vincolo di solidarietà tra coniuge e suoceri, analogo a quello tra genitori e figli.
Ma v’è di più. Oltre ad essere gli ultimi obbligati i fratelli, sono anche quelli che hanno un diritto alimentare più esiguo. Tra fratelli e sorelle, infatti, gli alimenti sono dovuti nella misura dello stretto necessario (tale da garantire un tenore minimo di vita dignitosa).
Per tutti gli altri obbligati, invece, si parla di “necessario”. Ossia, il tenore da garantire è superiore al minimo suddetto, pur restando nei limiti di una vita sobria, tenendo tuttavia conto della posizione sociale del bisognoso e, chiaramente, in ragione delle condizioni economiche dell’obbligato.
QUALE E’ LA DIFFERENZA TRA ALIMENTI E MANTENIMENTO?
La differenza è sostanzialmente quantitativa. Gli alimenti sono riconosciuti nei limiti di quanto è necessario per sopravvivere. Il mantenimento invece è più ampio dal punto di vista quantitativo (la corresponsione dei mezzi di sostentamento che consentano di godere di un tenore di vita agiato).
 
A)   -    L’assegno di mantenimento viene elargito all’ex coniuge solo nel caso in cui non ci sia addebito di separazione;
     -    L’assegno alimentare viene corrisposto anche in caso di addebito. 
B)   In tema di contribuzione in favore dei figli, gli alimenti devono consentire al figlio di ovviare alle necessità fondamentali della vita quotidiana, mentre l'assegno di mantenimento riguarda la soddisfazione di tutte le esigenze (elementari e non) della vita di una persona, in relazione al suo tenore di vita ed è finalizzato a consentire al figlio di soddisfare non solo i bisogni elementari della vita quotidiana, ma anche ulteriori esigenze di studio, ludiche od estetiche, che già fanno parte del suo tenore di vita. 
C)   -   Presupposto per il versamento dell’assegno di mantenimento è la mancanza di mezzi adeguati a mantenere un tenore di vita simile a quello tenuto in costanza di matrimonio. Spetta quindi anche al coniuge abbiente;
    -   Presupposto dell’assegno alimentare è lo stato di bisogno.   
D)   -    L’assegno di mantenimento è sempre rinunciabile;
     -    Il diritto agli alimenti è espressamente irrinunciabile.
Proprio per il suo carattere personalissimo e patrimoniale, il diritto agli alimenti è un diritto indisponibile, irripetibile ed incedibile. Non può formare oggetto di pignoramento, rinunzia o transazione e non è soggetto a prescrizione.
 
Avv. Roberta Mangiarotti
Centro Familia

 

Nessun commento:

Posta un commento