venerdì 17 luglio 2015

UN'OSPITE INDESIDERATA: L'ANSIA DA PRESTAZIONE


L’ansia da prestazione è sicuramente uno dei temi maggiormente ricorrenti all’interno della stanza dello psicologo. Si tratta di uno stato psichico che non fa grandi distinzioni, lo possiamo trovare presente nel bimbo che frequenta la scuola materna, nello studente universitario ma anche nell’adulto.

L’ansia in realtà è un meccanismo positivo di attivazione che ci permette di rendere al meglio, nelle situazioni che richiedono una maggiore concentrazione, essa è infatti utile al raggiungimento di un obiettivo, ma se eccessiva può trasformarsi in un meccanismo di auto sabotaggio che non ci permette di affrontare in modo adeguato i propositi che desideriamo perseguire.

Spesso le persone ansiose e in particolare quelle che sperimentano quotidianamente l’ansia da prestazione riferiscono tremori, contratture, dolori muscolari ma anche eccessiva sudorazione, nausea, diarrea, aumento del ritmo cardiaco e cefalee.

L’origine di questo disagio è attribuibile non tanto ad eventi legati al passato quanto piuttosto ai vissuti emotivi, cognitivi e comportamentali legati all’ambiente familiare. Con questo non si vuole attribuire una “colpa” ai genitori se un bambino/adolescente sviluppa ansia da prestazione, ma piuttosto ipotizzare che figure genitoriali che presentano un’elevata ansia e che danno una grande importanza alla prestazione (intesa come riuscita scolastica, sportiva, sociale) rappresentano per i figli persone significative da non deludere e talvolta da imitare.

Una persona che soffre di ansia da prestazione è continuamente interessato e preoccupato del giudizio dell’altro, quando si tratta di bambini in tenera età il giudizio è senza dubbio quello genitoriale o di altre figura significative (nonni, zii), crescendo il giudizio dell’altro si riferisce anche ad insegnanti, allenatori, ai coetanei, al datore di lavoro, ecc.

In molti casi la persona ricerca un vero e proprio ideale di perfezione che talvolta diventa sempre più alto e irraggiungibile, ogni scostamento da questo modello di eccellenza può essere vissuto in modo eccessivamente negativo e il senso di disagio viene alimentato da idee che appaiono irrazionali agli altri ma non alla persona interessata quali “devo essere il migliore”, “se non sarò il migliore non avrò successo e non sarò meritevole di considerazione” “ se non mi distinguo deluderò i miei cari”. In questa rigida visione improntata al successo, che coinvolge diverse aree della vita di una persona, bastano poche “sconfitte” per arrecare un duro colpo alla stima di sé e generare di conseguenza un profondo malessere.

Le situazioni sociali in cui può comparire l’ansia da prestazione sono molteplici e racchiudono diversi ambiti della vita di una persona: la vita scolastica, lo sport, il lavoro, le relazioni sessuali e le relazioni in genere.

L’ansia da prestazione scolastica è caratterizzata da un’attribuzione di valore all’esame, interrogazione, verifica molto più alto rispetto al reale, e dalla convinzione che dall’esito della prova dipenda non solo l’intero corso di studi ma anche la propria affermazione sociale e di conseguenza l’idea che le persone vicine hanno della persona.

Anche nell’ambito sportivo e lavorativo il meccanismo è il medesimo: viene attribuita una grandissima importanza all’esito della performance e il timore di non essere all’altezza del compito, il confronto con i compagni/colleghi, il bisogno di riconoscimento da parte del capo/allenatore/genitori e l’eccessiva aspettativa riposta nello sport/lavoro può arrivare ad indurre un tale stato d’ansia che non permette un corretto espletamento dei compiti.
 

L’ansia da prestazione in ambito sessuale può colpire sia uomini che donne, anche se è consuetudine sentirne parlare in termini maschili. Si tratta anche in questo caso di persone che attribuiscono alla prestazione una forte valenza, che temono di non essere all’altezza, che hanno una gran paura di deludere l’altro, non riuscendo a vivere con serenità l’esperienza sessuale. Vedendo l’esperienza sessuale come un ambito in cui si può ricevere un giudizio, una valutazione, queste persone potrebbero vivere la sessualità con timore, con scarsa naturalezza. A lungo andare questo può portare uno stato di tensione che potrebbe compromettere il rapporto di coppia.

In ambito relazionale può svilupparsi un vero e proprio timore di non essere all’altezza, timore che porterà a cercare di fare sempre una bella figura davanti agli altri, in modo da assicurarsi l’accettazione e da essere riconosciuti da parte degli altri. L’importanza data all’ottenere un riconoscimento sociale può avere come conseguenza il ritiro sociale, nel caso ci sia un’eccessiva preoccupazione di fallimento.

Molte persone convivono più o meno tranquillamente con le proprie ansie, senza aver bisogno di parlarne con uno psicologo, altre invece vedono la loro vita limitata e modificata a causa di questo malessere ed è in questi casi che diventa importante rivolgersi ad un esperto per cercare di comprendere il perché delle convinzioni sopracitate.

 La psicoterapia non si propone di “cambiare” la persona ma piuttosto di fornirle un nuovo paio di lenti con cui guardare la realtà da punti di vista diversi, analizzando insieme allo psicologo come si sia costruita all’interno delle dinamiche relazionali famigliari questa attenzione al successo, alla riuscita sociale, alla perfezione, aiutandola così a gestire al meglio i momenti in cui l’ansia potrebbe presentarsi.

Dott.ssa Arianna Mangiarotti

Psicologa e Psicoterapeuta

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