lunedì 24 ottobre 2016

NONOSTANTE LA FINE DELLA COPPIA, I GENITORI DEVONO AIUTARSI A MANTENERE UN RAPPORTO CON I FIGLI. PENA, UN COSPICUO RISARCIMENTO DEL DANNO (TRIBUNALE DI ROMA, SENTENZA N. 18799/2016)


Premessa essenziale, per poter comprendere a pieno la pronuncia della Sezione Famiglia del Tribunale di Roma in oggetto, è una breve spiegazione della Alienazione Parentale.

La cosiddetta PAS (Sindrome Alienazione Parentale) viene definita dalla dottrina come quel disturbo che insorge ogniqualvolta un genitore (definito appunto alienante) metta in atto una vera e propria campagna denigratoria contro l’altro genitore, allo scopo unico di allontanare da quest’ultimo i figli.

Non è raro, infatti (e purtroppo aggiungerei), che il genitore con cui i figli convivono ponga in essere strategie rivolte unicamente a screditare l’altro genitore ai loro occhi, ostacolandone, quindi, il rapporto.

E’ purtroppo la costante nella quale noi legali siamo abituati a lavorare, quella di avere innanzi genitori che, in fase di separazione e/o di divorzio, siano tutto fuorché in buoni rapporti e ci rendiamo conto di quanto troppo spesso venga spontaneo ad uno dei due genitori (generalmente quello che ha subito la separazione), o perché no, ad entrambi, smettere di tessere le lodi dell’altro genitore ai figli sino ad arrivare, nei casi peggiori a screditarne del tutto la figura.

Un caso concreto è stato preso in esame appunto dai giudici del Tribunale di Roma che, con la sentenza numero 18799/2016 dell'11 ottobre scorso, hanno condannato una donna a risarcire all'ex marito ben 30mila euro, proprio per non aver garantito il recupero del rapporto di questi con il figlio, avendo anzi screditato continuamente l'uomo agli occhi del minore.

Testualmente <<la signora non può ritenersi esente da responsabilità, non avendo posto in essere alcun comportamento propositivo per tentare di riavvicinare il figlio al padre, risanandone il rapporto nella direzione di un sano e doveroso recupero necessario per la crescita equilibrata del minore, già gravemente sofferente a causa della patologia da cui è affetto sin dalla nascita, ma al contrario, continuando a palesare la sua disapprovazione in termini screditanti nei confronti del marito>>

Per il giudice, la mamma avrebbe dovuto agire in maniera tale da consentire al figlio di recuperare in maniera corretta il ruolo paterno: la tutela della bigenitorialità, infatti, impone di superare tutte le mutilazioni affettive dei minori. Invece la donna non aveva fatto altro che sfuggire agli incontri programmati e ostacolare il funzionamento dell'affido condiviso con atteggiamenti denigratori della figura paterna.

La somma alla quale la madre è stata condannata, somma cospicua anche in ragione della sua condizione economica, ha anche una funzione di monito: espresso è l'intento del Tribunale di garantire tramite essa, sotto forma di dissuasione indiretta, la cessazione del protrarsi dell'inadempimento degli obblighi familiari dato che questi "attesa la loro natura personale, non sono di per sé coercibili né suscettibili di esecuzione diretta". Trova quindi piena applicazione l’art. 709 ter cpc.

Ritiene poi il Tribunale di Roma che, in questo specifico caso, non avrebbe alcuna ragion d’essere al momento la diversa collocazione del figlio minore richiesta dal padre (che ne chiedeva, appunto, il collocamento presso di sé), poiché sino a quando non verrà ristabilito il rapporto con il figlio, la collocazione del minore presso l’abitazione paterna avrebbe solo ricadute nefaste, finendo per ostacolare definitivamente un possibile processo di apertura del ragazzo nei confronti del papà. Occorre, di contro, che venga attivato un percorso psicoterapeutico cui sottoporre il minore. Il Tribunale di Roma ordina infatti alla mamma, in qualità di genitore collocatario, di condurre il ragazzo dal terapeuta prescelto, in accordo con l’ex marito, che dovrà assisterlo, al fine di consentire al ragazzo di riprendere i suoi rapporti con il papà.

Rileva tuttavia evidenziare come il Giudice accompagni la sentenza al monito di cambiare atteggiamento pena la modifica delle condizioni di affido del minore. Questa sentenza, quindi, oltre a sancire il diritto alla bi genitorialità, potrebbe andare ad incidere anche sull’affidamento in caso di separazione o divorzio, qualora il genitore affidatario decida di continuare a screditare palesemente l’altro genitore agli occhi del figlio.

L’aspetto più rilevante di questa pronuncia è, a parer di chi scrive, quindi che viene addirittura superato il concetto dell'alienazione genitoriale, venendo invece sanzionata pesantemente già solo la semplice omissione del comportamento propositivo, contenuto essenziale della responsabilità genitoriale, non avendo la madre posto in essere alcun tentativo positivo di riavvicinamento del figlio al padre.

Chiediamoci, infine, come il Tribunale può giungere a queste condanne. E’ chiaramente necessaria una reiterata conduzione di simili atteggiamenti, che poi dovranno essere provati nei limiti di prova previsti dal codice civile anche, e soprattutto, con l’audizione dei minori: spesso in questi casi si ricorre alle consulenze tecniche d’ufficio dirette alla valutazione psicologica dei nuclei familiari coinvolti. Chiediamoci se davvero è quello che vogliamo per i nostri figli.

Ed è con questo breve passaggio, tratto da un libro meraviglioso scoperto da poco, che vorrei indurvi a riflettere:

<<Prima di iniziare una lunga e dispendiosa guerra giudiziaria, potete, quindi, fermarvi… respirare… e chiedervi se, pur a fronte della fine del vostro legame di coppia, da esso è venuto qualcosa di buono.

E la risposta è assolutamente sì: vostro figlio.

E’ proprio in favore della generazione successiva e di quello che intenderete lasciarle di voi, del vostro bagaglio umano e culturale che – nonostante le delusioni e i dolori che l’altro pure vi ha inferto – sentirete di potergli ancora dare la mano.

Il vostro legame di coppia potrà essere attaccato, lo potrete odiare, svilire, pervertire o abbandonare, ma non potrete mai spezzarlo o tagliarlo, perché non ne potete negare l’evidenza quale fatto storico.

Vostro figlio è la testimonianza vivente del fatto che la vostra relazione di coppia è esistita, anche se la coppia composta da voi e dall’altro genitore non esiste più.

Non solo. Vostro figlio è il frutto non solo della vostra relazione di coppia, ma anche delle fusioni delle vostre famiglie di origine.

Egli può differenziarsi da voi come singole persone, ma il vostro legame di coppia costituirà sempre un modello con il quale dovrà necessariamente misurarsi quando sarà adulto, rifuggendolo, riproducendolo o riparandolo. In ogni caso, non se ne potrà distaccare, essendo il primo modello di rapporto di coppia presente nella sua storia di vita.>> *

*Comunicare la separazione ai figli – Dall’affidamento condiviso alla bigenitorialità passando per la mediazione familiare. Michela Foti e Camilla Targher – Giraldi Editori, 2014


Avv. Roberta Mangiarotti
Associazione Centro Familia


 

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