lunedì 17 ottobre 2016

PARTNER E PATOLOGIA: QUANDO NELLA COPPIA IRROMPE LA MALATTIA


Il benessere femminile, anche in situazioni di malattia, è strettamente correlato  alla qualità delle relazioni.

Nel percorso di malattia oncologica, fin dalle primissime fasi della diagnosi, si sperimentano molteplici legami. Relazioni con il personale medico, con altre malate, tendenzialmente con gli amici e i famigliari.

Il modo in cui ciascuna affronta la condivisione della  malattia e delle sue difficoltà con le persone che la circondano dipende da tanti fattori, non ultimo dalle modalità personali con cui  si vive in generale la realtà relazionale.

Tra coloro che hanno una vita relazionale di coppia, gestire il capitolo malattia con il proprio partner presenta diverse sfumature.


C’è chi abitualmente o in situazioni di particolare difficoltà condivide con l’altro singoli dettagli della propria realtà di vita, chi si affida e appoggia all’altro come fonte di supporto, chi tendenzialmente cerca di contare sempre e soltanto su se stessa, chi rivela all’altro poco di sè regolando le distanze emotive con l’altro.
Tuttavia, la malattia oncologica costituisce un fatto con caratteristiche peculiari rispetto ad altri eventi critici che si affrontano nella vita. Ammalarsi di tumore è un’esperienza intrisa di paura, angoscia  e incertezza e caratterizzata da molte trasformazioni dettate dalle conseguenze della malattia. Tra queste si pensi per esempio alle modificazioni degli obiettivi di vita, nel lavoro, nella relazione con il partner.
L’esperienza di malattia ha un significato che condiziona inevitabilmente l’andamento della cura e le conseguenze nel proprio quotidiano.
Il coinvolgimento del partner nella gestione pratica ed emotiva della malattia riveste quindi un’importanza fondamentale.
Di conseguenza può essere davvero determinante informarlo fin dalle primissime fasi della malattia di ciò che sta accadendo.
 

Questo passaggio sarà più facilmente accessibile e spontaneo per le donne che abitualmente hanno un ampio margine di condivisione con il partner, nelle piccole e grandi cose. Informare il partner favorisce, tra le altre cose, la comprensione delle emozioni e paure e permette di percepirlo come una risorsa, di sentirsi meno sole nell’affrontare un sentiero impervio. Di contro, lui non si sentirà escluso da un momento della vita che in realtà riguarda e coinvolge entrambi. Condividere favorisce la possibilità di percepire la vicinanza dell’altro e viceversa. In tutto questo bisognerà però prevedere che il margine di sofferenza del proprio partner potrebbe essere altrettanto elevato e necessiterà di essere accolto e gestito. In caso di particolari criticità, troverete aiuto all’interno dell’equipe curante dove tendenzialmente è prevista la figura dello psicologo che potrà supportarvi nel gestire le difficoltà individuali, oppure del partner o di coppia durante tutto il percorso di malattia.

Lo stesso passaggio di comunicazione al partner sarà necessario e comunque inevitabile se la tendenza è abitualmente quella di affidarsi a lui delegando scelte e decisioni, alimentando e consolidando così un legame di forte dipendenza. In questi casi spesso si osserva un’asimmetria tra i due membri della coppia, dove il  partner tenderà ad assorbire il carico pratico ed emotivo che gli viene delegato,  consapevoli entrambi della difficoltà ad elaborare le emozioni in uno spazio mentale individuale e a maturare decisioni in autonomia. Inoltre, sarà principalmente lui a farsi carico degli aspetti organizzativi della vita famigliare, degli impegni legati al percorso di cura (appuntamenti, visite, ecc) laddove la delega tenderà ad essere pervasiva. Anche in questa condizioni non va sottovalutato l’impatto emotivo di tutto ciò sul partner. Tendenzialmente si osserva che laddove lui viene percepito come l’elemento della coppia più “forte” emotivamente, difficilmente condividerà con la partner la sua sofferenza per non appesantire il carico. Importante allora che intorno a lui possa strutturarsi una rete relazionale (amici o famigliari) che rappresenti una sorta di cuscinetto emotivo. Sempre e comunque potrà inoltre trovare ascolto tra i professionisti dell’equipe curante in caso di particolari criticità.

All’interno della coppia dobbiamo anche prendere in considerazione l’eventualità che il partner rappresenti l’elemento emotivamente più fragile. Sono i casi in cui più spesso le donne malate preferirebbero non parlare al partner della malattia nel tentativo di proteggerlo o temendo che non riesca a farsi carico dell’angoscia che accompagna il percorso di cura. Non comunicare però è tendenzialmente un errore, impedisce  di relazionarsi in un clima di spontaneità e non consente l’elaborazione dei vissuti. Non dire imporrebbe inevitabilmente di fingere una condizione molto diversa da quella della realtà, con dei costi emotivi inestimabili.

Piuttosto, sarà importante e necessario valutare cosa dire e cosa omettere di dire, considerare cosa il partner può emotivamente sostenere e cosa no. Ma sicuramente, qualche informazione sarà necessario trasmetterla perchè solo così nel partner potrà farsi strada l’elaborazione dei vissuti associati alla malattia.

Sempre soffermandosi sulle eventuali difficoltà nell’informare il partner della malattia osserviamo talvolta situazioni in cui si vorrebbe mantenere in uno spazio soggettivo confinato ciò che sta accadendo. Il desiderio di isolarsi da tutto ciò che ci circonda rappresenta una sorta di fuga dalla realtà nel tentativo di negare la sofferenza, oppure un reale desiderio di protezione nei confronti dell’altro. In ogni caso questo comportamento di isolamento affettivo rischierebbe di appesantire il carico emotivo e di privare di energie che invece è utile canalizzare in altre direzioni con valenza più sana. Utile quindi, eventualmente anche attraverso un aiuto psicologico mirato, il coinvolgimento del partner nel percorso al fine di fare squadra nell’affrontare le difficoltà e le decisioni.

 

Per ulteriori approfondimenti vi invito a consultare il sito www.fraparentesi.org all’interno del quale compare anche questo articolo (http://www.fraparentesi.org/dgn-comunicare-diagnosi-tumore-partner/)

  

Dott.ssa Michela Donini

Psicologa Clinica e Psicoterapeuta

donini.michela@gmail.com

 

Nessun commento:

Posta un commento