martedì 8 novembre 2016

LA RELAZIONE A DUE


Mi capita spesso di sentire persone che riferiscono la fatica che ci mettono nel vivere la propria vita e in particolare nelle relazioni interpersonali!

Alcune volte questa fatica si declina maggiormente nella relazione con i figli perché sono piccoli fanno i capricci, non dormono di notte o perché sono adolescenti che lottano per la loro autonomia passando attraverso comportamenti preoccupanti o pericolosi, altre volte questa fatica si declina maggiormente nella relazione con i colleghi di lavoro, ma più frequentemente con il compagno/a.

Avete presente la paura che si prova quando ci si rende conto di essere appesi ad un filo?

Oppure il rimorso che si prova quando si è certi non aver fatto la scelta giusta?

O ancora, la rabbia quando ci si sente calpestati dagli altri? O una terribile delusione a seguito di una brutta scoperta sul conto di qualcuno?

Spesso provare certe emozioni ci fa sentire alla mercé dell’altro, impotenti. A quel punto ci si rende conto che le alternative sono due: restare e “subire” la presenza dell’altro oppure chiudere la relazione. Entrambe le soluzioni per quanto diano un sollievo immediato alla lunga ci faranno soffrire.

Ma perché facciamo così tanta fatica nelle relazioni? Cosa ci fa soffrire e cosa ci rende felici? Ma soprattutto perché?

Non ho la risposta a tutto, nè tanto meno ho la presunzione di poter rispondere in poche righe, però vorrei condividere un’idea!

Sono convinta che siamo animali sociali e siamo fatti per “crescere” attraverso le relazioni, a tre come a settant’anni, attraverso l’incontro e il confronto con l’altro.  

Bene, vi ricordate quando avete imparato ad andare in bicicletta? Ci è voluto parecchio allenamento, ma ancor di più, alla base di quell’allenamento c’era la convinzione che l’unico modo per imparare fosse fare esercizio, pedalare, eventualmente cadere, ma solo per ritornare in sella e riprovarci.

Nelle relazioni e soprattutto nella relazione con il partner un primo basilare concetto è non avere nessun piano B o vie di fuga; ma spendersi completamente e irrinunciabilmente in Quella relazione.

Una seconda idea è nel riuscire a passare da una visione “alternativa” o faccio qualcosa per l’altro o faccio qualcosa per me ad una visione “inclusiva” se faccio qualcosa per l’altro la sto facendo anche per me, se faccio qualcosa per me lo sto facendo anche per l’altro!

Un terzo punto potrebbe essere quello di “riprendersi il proprio pezzo”.

Ma per questo vi rinvio al prossimo articolo!

 
Dr.ssa Anna Elisa Rancati

Psicologa Psicoterapeuta


 

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