mercoledì 9 novembre 2016

QUANDO IL CONIUGE TRADITO PUO’ CHIEDERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO SUBITO AL CONIUGE FEDIFRAGO


Come ben noto, l’art 143 c.c. sancisce per i coniugi l’obbligo di fedeltà e, per anni, la giurisprudenza si è espressa in materia di separazione circa la possibilità che un tradimento costituisca causa di addebito della separazione.

L’addebito non consegue in modo automatico alla presa coscienza di un tradimento, ma, si deve necessariamente accertare se il tradimento in questione sia stato la causa della rottura del rapporto, o se, come nella prassi accade più di frequente, la relazione extraconiugale sia avvenuta quando nella coppia vi era già una profonda crisi.

La Corte di Cassazione, più volte interpellata al riguardo, è arrivata a pronunciarsi  anche su un possibile risarcimento del danno subito dal coniuge tradito, sempre ovviamente nel caso in cui il tradimento abbia determinato la crisi della coppia.  

Per la suprema Corte, infatti, costituendo il tradimento un vero e proprio illecito civile, derivante dalla violazione di uno dei doveri nascenti dal matrimonio previsto dal nostro codice, è dovuto un risarcimento del danno alla parte lesa.

Già in una Sentenza del 2005 (Cass. n. 9801/2005) la Corte aveva fatto notare come i doveri nascenti dal matrimonio non possano essere considerati solo di natura di natura morale ma debbano essere considerati anche di natura giuridica, come ben si può rilevare da un’analisi dell’art. 143 c.c. che riporta “ dovere di fedeltà” nonché dall’art. 160 c.c. che riconosce la sua inderogabilità.

Conseguentemente, la Corte, ha precisato, nella medesima sentenza, che la violazione dei doveri nascenti dal matrimonio, ove ne sussistano i presupposti, integrerebbe un illecito civile.

Tuttavia, è bene evidenziare come non bastino la mera violazione dei doveri matrimoniali e la conseguente pronuncia di addebito della separazione per determinare automaticamente un risarcimento del danno da parte di chi ha posto in essere il tradimento.

E’ necessario, invece, provare la sussistenza di un danno ingiusto ed il nesso causale tra la violazione del dovere coniugale commessa ed il danno procurato al coniuge.

Nel caso di INFEDELTA’ va provato, in sede di giudizio, che il tradimento, per le modalità con cui è stato posto in essere, abbia dato luogo a lesione della salute del coniuge o, in alternativa, si deve dimostrare che l’infedeltà, per le sue modalità, abbia oltrepassato i limiti dell’offesa ed abbia dato vita a comportamenti lesivi della dignità della persona, bene quest’ultimo tutelato dalla nostra Costituzione.

La Cassazione, con Sentenza n. 18853 del 2011, ha poi chiarito che il coniuge tradito, laddove sussistessero i presupposti di cui sopra, potrà agire in giudizio per ottenere un risarcimento del danno subito anche laddove i coniugi siano addivenuti ad una separazione consensuale e non vi sia pronuncia di addebito.


Sul tanto dibattuto argomento è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione con la recentissima ordinanza n. 19193 del 28 settembre 2015 che ha condannato al risarcimento di una cospicua somma un marito che aveva intrattenuto negli anni una relazione con un’altra donna, ledendo la dignità della moglie e provocandole un grave stato di depressione. Nel caso oggetto della suddetta ordinanza, il risarcimento si è configurato in quanto, dopo aver superato la crisi coniugale e ricostituito il rapporto, il coniuge fedifrago continuava ad intrattenere la relazione extraconiugale. I Giudici hanno chiarito che il danno ingiusto posto in essere dal marito nei confronti della moglie è stato determinato dagli aspetti esteriori dell’adulterio, particolarmente offensivi ed irrispettosi, tali per cui anche tutta la cerchia di amicizie, colleghi e parenti dei coniugi era a conoscenza del tradimento reso pubblico dal marito.

E’ evidente come tale situazione abbia determinato nella moglie un profondo stato di disagio psicologico, tanto grave da crearle un danno ingiusto.

In conclusione, pertanto, per determinare se vi sia o meno la possibilità di un risarcimento del danno è necessario valutare la condotta posta in essere dal coniuge che sta commettendo adulterio e verificare se la stessa ha determinato un’offesa alla dignità e all’ onore dell’altro. 


Dott.ssa Stefania Moretti

Associazione Centro Familia

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